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CHIESA SAN SIGISMONDO - PARTE PRIMA

SAN SIGISMONDO- INTERNO
Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2017


Secondo una tradizione antica il progetto e parte dell'edificazione della chiesa e del monastero di San Sigismondo sarebbe dovuto a Bartolomeo Gadio, architetto militare sforzesco ed eletto dal duca commissario di tutte le sue fabbriche, ma a questa più generale paternità, si accompagnano una serie di modifiche e di aggiornamenti intervenuti in corso d'opera e via via realizzati da altri architetti. Gli studiosi fanno così i nomi di Agostino De Fondulis e dei fratelli Guglielmo e Bernardino De Lera che seppero trasfondere nella costruzione i vari influssi e le novità stilistiche presenti nel Ducato nella seconda metà del Quattrocento, con particolare attenzione alle cifre stilistiche proprie dell'Alberti e di Bramante. Negli anni ‘70, durante alcuni lavori di consolidamento di questa facciata, fu scoperta una celletta in mattoni che conteneva due bottiglie di vetro con olio e vino appoggiate su un mattone recante la data 31 agosto 1492 interpretata come data di ripresa dei lavori e di probabile ultimazione della facciata stessa (questo originale ritrovamento è oggi visibile in una piccola nicchia illuminata posta nella prima cappella destra dall'ingresso).
L'interno di San Sigismondo si qualifica immediatamente per la sua notevole ricchezza decorativa visto che tutto lo spazio, l'unica, armoniosa navata, le dodici cappelle laterali, sei per lato, ed il presbiterio, sono ricoperti da una ricca sequenza di storie affrescate che hanno completamento modificato l'aspetto originario sino al 1535, data di inizio del programma decorativo. Il lavoro dei pittori ebbe ,dunque, inizio con l'importante intervento di Camillo Boccaccino che, su incarico del duca di Milano Francesco II Sforza, dipinse tra il 1535 ed il 1537 l'abside e la volta del presbiterio dando non solo una piena dimostrazione del suo particolare stile, in grado di sintetizzare le nuove indicazioni stilistiche provenienti sia da Mantova con Giulio Romano sia da Parma con il Parmigianino, ma impostando da subito la formula cardine di tutta la restante decorazione.
Accanto a Camillo Boccaccino, per l'avvio del più importante cantiere pittorico dell'epoca, non poteva mancare il nome di Giulio Campi ed a lui infatti fu affidata, con contratto del 1536, la realizzazione della monumentale pala dell'altare maggiore, datata 1540, e la simmetrica decorazione dei transetti.
Pregevoli e degni di attenzione sono, poi, il banco presbiteriale e quello dei ministranti che si fronteggiano ai lati dell'altare maggiore, opere entrambe di Giuseppe Sacca che mostrano l'alto livello raggiunto a metà XVI sec. dall'arte lignaria cremonese nel campo dell'intaglio e della tarsia, ma ancora più stupefacente è, specialmente dopo l'ultimo accurato restauro (1993-97), il notevole complesso ligneo del coro, formato da ventitre stalli per parte in doppio ordine, realizzato da Domenico Capra e dal figlio Gabriele tra il 1590 ed il 1603 come attesta la firma apposta sul fianco dell'ultimo stallo a destra. Concludono questa significativa rappresentazione di arredi ecclesiastici del periodo tardo manierista, a sinistra, la cassa dell'organo, intagliata da Paolo Maltempo fra il 1569-72 su disegno di Bernardino Campi, e a destra la sede dell'orchestra dei primi del '600.


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