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Un viaggio racchiude in sè una miriade di immagini di emozioni di odori e di sapori indimenticabili.

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CORTE DE' FRATI

Corte de frati

Al principio del secolo XIX troviamo Francesi sparsi nei nostri paesi perché battuti sull'Adige dai generali Kray e Melas. A Corte de' Frati si trattennero tre mesi e alloggiarono nell'oratorio di S. Rocco. La statua del Santo e gli arredi sacri vennero però trasportati in parrocchia.
Mentre Napoleone si trovava in Egitto, da noi crollava la Repubblica Cisalpina. Ma con la Battaglia di Marengo (a. 1802) si ritornò sotto la Francia e Cremona prese il nome di Capoluogo del Dipartimento dell'Alto Po. Il Manini accenna che in data 12 maggio 1802 si ebbe una forte scossa di terremoto che, come risulta da documenti del nostro archivio, danneggiò la chiesa, " nella parte segnatamente della sacrestia la cappella della B. V., e più ancora la torre, la quale dopo quell'accidente ha manifestato delli segni che potevano far temere qualche pericoloso disastro ".
Siccome nel 1803 si doveva abbattere per ordine del governo la chiesa di S. Maria di Corte Milia, dietro domanda del parroco di Corte de' Frati Don Filippini, passarono alla nostra chiesa un altare di marmo L'attuale altare di S. Rocco), un quadrone dell'Assunta, un confessionale ed altri oggetti.
Nel 1805 si incominciò per ordine del Demanio a demolire la nostra pericolante torre, e il 14 novembre dello stesso anno si diede principio alla costruzione della nuova torre sotto la guida del capomastro Mina.
Al 23 dicembre (1805) vennero sospesi i lavori perché il Demanio, venendo meno ad un dovere come possessore dei beni della soppressa Abbazia di S. Abbondio, non volle assumersi la spesa. Dopo diverse pratiche infruttuose, la popolazione venne nella determinazione di continuare a proprie spese i lavori. La torre si finì nel 1812, e nell'agosto dello stesso anno si comperarono anche le nuove campane.
In questi anni, per ordine di Napoleone, vennero sistemate le strade e attivato un regolare servizio postale mediante carrozze. Corte de' Frati, il Comune di Alfiano con Aspice, San Silla con Motta, dipendevano dall'Ufficio di Robecco.
Col rovescio delle armi napoleoniche avvenne il solito cambiamento di scena! e si andò a gara per acclamare il ritorno delI'Austria inneggiando a Francesco I (a. 1815).
Nel 1816 vi fu grande siccità e carestia. e nel 1817 serpeggiò sgraziatamente anche il morbo petecchiale. derivato forse dalla carestia dell'anno precedente e più degli altri furono assaliti i contadini.
Dal volume V dei Morti (Arch. Parrocch. ) risulta che le vittime in quell'anno furono 150. Durante gli anni di parrocchialità di don Domenico Bellotti, Bergamasco, si compirono nuove opere in chiesa: il nuovo organo costruito dal Bossi di Bergamo ( a. 1844),1'altare maggiore in marmo fino (1854).
A proposito del parroco Bellotti dirò che a torto il Grandi attribuisce ai parroci il titolo di Canonici Priori dell'ordine diaconale del Capitolo della Cattedrale di Cremona. Si trattò di un titolo personale del Bellotti.
Nel 1866, mentre era parroco Don Luigi Zangelmi, si procedette all'ampliamento della chiesa parrocchiale. Si demolì l'oratorio di S. Rocco e col materiale si costruirono le due navate laterali; si distrusse il ponte levatoio e si riempì la fossa che circondava in parte la chiesa.
Nel 1867 scoppiò di nuovo il colera e numerosi furono i morti, però il paese dove ebbe a verificarsi la più alta mortalità fu Quistro.
In quel medesimo anno (1867) si costruì la linea ferroviaria Cremona-Brescia con stazione a Robecco. L'Oglio, che era una delle vie più sfruttate per il trasporto delle merci, perdette ogni importanza.
Pure in questi anni 1866-1867 i due comuni di Alfiano e di San Sillo furono riuniti nell'unico di Corte de' Frati.
Il Grandi ed il Berenzi ricordano che presso Grumone esistevano alcune fontane che il medico Pedretti ed altri dichiararono "salubri" e molto indicate per usi economici. Sottoposte ad analisi chimica risultarono leggermente ferrugginose con muriato di soda e magnesio, quindi medicinali e, come quelle di Nocera, utilissime in alcune malattie. Più accurate analisi posteriori, o forse una alterazione naturale avvenuta nelle vene che la produceva, tolsero a quelle acque ogni importanza.
Nella sua casa di Grumone, il 5-7 dicembre 1871 il Conte Manna Roncadelli 7 Mainoldi, riunendo uomini di buona volontà da tutta Italia, iniziava l'Opera dei Congressi Cattolici.
Nel 1882 lo stesso Conte faceva costruire nel suo parco una Grotta sacra all'Immacolata di Lourdes, che ancor oggi è meta di pellegrinaggi.
Durante gli anni di parrocchialità di Don Antonio Fossa (1875-1888), " la chiesa venne allungata di circa quattro metri dalla parte del coro e furono aperte nello stesso coro due finestre per la illuminazione ". Compiendo questo lavoro si ruppe irreparabilmente il quadrone dell'Assunta che serviva da pala. Il Fossa allora fece dipingere da un pittore Bergamasco l'attuale quadro rappresentante il martirio dei Protettori Giacomo e Filippo.
Il Parroco Badaracchi fece decorare la chiesa dal Fusari di Cremona e acquistò il nuovo concerto di campane.
Verso la fine del secolo si iniziarono i lavori del nuovo cimitero e s'incominciò a seppellirvi nel 1905.
Nel 1904 si costruì l'attuale parrocchiale a Pieve Grumone.
Il Parroco Don Ernesto Sansoni fece costruire l'altare della Vergine del Rosario. Sotto di lui (16 gennaio 1911 ) la parrocchia fu elevata alla dignità di Prepositura.
Sulla fine del 1918 seminò la morte una febbre infettiva chiamata "spagnola".
Dopo dieci anni di stasi, il nuovo Parroco Don Mario Bozzuffi riprese il lavoro e si attuarono nuove opere. Mi limito come sopra alla semplice cronaca perché le opere parlano da se: trasformazione di una parte dell'orto in cortile di ricreazione per i fanciulli; costruzione di un ampio salone-teatro, degno di un grosso centro; riordino della Casa Parrocchiale; pavimentazione del presbiterio della chiesa; nuovo altare del Sacro Cuore, opera dell'intagliatore Casotti di Casalbuttano; nuove statue del Sacro Cuore e di S. Giuseppe, opere dello scultore Righetti di Brescia; nuovi banchi e nuova illuminazione artistica. La statua di S. Giuseppe, dono della famiglia Quaini Giuseppe, venne premiata alla Esposizione Biennale di Venezia. Gli otto lampadari in ferro battuto sono opera dei fratelli Barbieri. Opere di pubblica utilità: associazioni cattoliche maschili e femminili; conferenza di S. Vincenzo de' Paoli. Nuovi lavori furono compiuti pure dal Comune; dal Monumento ai Caduti alle Scuole Comunali. Mi si dice che verrà pubblicata una nota illustrativa. Mi dispenso dal descriverli.
Nel 1929 la Contessa Manna donava la sua villa di Grumone all'Istituto Missioni Estere di Parma e da quell'anno venne trasformata in Seminario.
Chiudo queste poche note con l'augurio che altri più illuminati e diligenti colmino le lacune e diano alla narrazione una veste più decorosa.
Laus Deo.



Sito: http://www.comune.cortedefrati.cr.it


Informazioni

 
 
 
Distanza capoluogo (km): 13
 
 
 
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